Descrizione delle Oreficerie

Le Oreficerie

Le oreficerie da "oreficie" sono sorte intorno al XI secolo, e indicano l'arte di lavorare l'oro; in senso lato, il complesso delle tecniche di lavorazione dei metalli pregiati (specialmente l'oro, il platino e l'argento).

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Pe proporre in tal modo oggetti vari, utilizzati come ornamenti o destinati all'arredamento o al culto, e per estensione inoltre possiamo dire che si tratta di un'attività artigianale a essa inerente.

La tecnica impiegata nelle oreficerie per la lavorazione del'oro di maggior pregio sono quasi esclusivamente manuali, con l'utilizzo di attrezzi e di utensili altamente specializzati anche se derivati da quelli comunemente usati nella tecnologia meccanica.

La produzione corrente ricorre tuttavia in larga misura alle macchine, oggi disponibili più che nel passato in una gamma tale da consentire la fabbricazione di oggetti di ogni tipo: dagli anelli, alle catenelle, dagli orecchini alle spille, ai braccialetti, ai ciondoli ecc., senza intervento manuale dell'orefice, tranne che per qualche indispensabile saldatura successiva alla lavorazione.

Fra gli attrezzi più classici si ricordano: i bulini, i ceselli, i brunitoi, i cannelli ferruminatori, oltre naturalmente alle lime, ai raschietti, ai trapani a mano, ai seghetti.

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Fra le macchine più tipiche si può citare: il pantografo, le altre potendosi ridurre a varianti di presse, piegatrici, trafile, ecc.

Particolarmente importante nelle oreficerie è la fusione del metallo, che può servire sia per la preparazione dei lingotti dei quali ricavare i semilavorati (lastre, fili, ecc.), sia per l' esecuzione diretta dell'oggetto il quale esce dalla forma pressochè finito avendo soltanto bisogno di pochi ritocchi e della pulitura ed eventuale lucidatura.

Molto usata è la pressofusione, che garantisce una buona compattezza delle superfici, mentre per gli oggetti particolarmente pregiati si ricorre ancora all'antico sistema della fusione a cera persa.